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Lo scrivente

Non ricordo quanti anni avevo, quando ho scritto questa descrizione. Ora ne ho ventidue e qui vengo di rado. Ma tant’è.

”Non amo le definizioni. Amo definirmi non definendomi. Eppure tempo fa l'ho fatto. E se è vero che il passato, quello in cui si è stati bene, non si dovrebbe rinnegare mai, ecco le prove - con qualche modifica - qui sotto. Chiunque tu sia, buona fortuna! "In questo continuo divenire che è la vita, come tutti, mi sono ritrovato a porre a me stesso questa domanda più volte: che senso ha vivere? Ho cercato di trovare risposte in ogni sfumatura della realtà, cercando di discernere tutti gli aspetti futili da quelli realmente essenziali. Spesso ho pensato di abbandonare questa mia lunga e già percorsa ricerca. Spesso ho tentato di evadere da tutto ciò per paura di rimanere deluso. Poi ho trovato una risposta. Una risposta per me, s'intende. Sapete quale significato alla vita ho trovato personalmente?Nessuno. Non esiste nessun senso. Mi spiego: non esiste nessun senso universale, assoluto. Ognuno è libero di credere in qualcosa, in qualcuno. Dal bambino che crede a Babbo Natale, all'adulto che crede fermamente ancora nel suo lavoro nonostante rischi di perderlo da un giorno all'altro. C'è chi fa di un cantante la sua ragione di vita, chi di uno scrittore, di un attore, di politico, di un cane, di un gatto, di una serie tv, chi in una foto ha lasciato una parte di sé, chi con una canzone ha conquistato la donna amata, chi con una canzone non ha fatto altro che giudicare gli altri, chi invece con una canzone ha salvato delle persone. Tutti, ma proprio tutti, credono in qualcosa. Ma allora perché trovare un senso universale alla vita? Per me il colore della speranza è il verde, per altri è il rosso. Che differenza fa? Ognuno esprime le tonalità della vita con un colore. Ma allora perché giudicare chi vede il mondo con colori diversi dai nostri? Forse sono i nostri ad essere sbagliati. Chi può dirlo? Ognuno vede il mondo con i colori che preferisce. L'importante è non usurpare i colori altrui. Ognuno è libero di vedere il mondo con i colori che preferisce. Anche tu. Bisognerebbe ripeterselo tutti i giorni. Noi umani, sapete, siamo particolarmente egocentrici e scettici, si sa. L'egocentrismo e lo scetticismo verso qualsivoglia forma di altruismo o solidale convivenza con i propri simili credo sia paragonabile ad un uomo in una stanza buia che si preoccupa di accendere un lume solo per se stesso anche se gli dà una scarna visione delle cose, ma lo preserva dal condividere una luce comune con tutti gli altri. È questa la radice dell'uomo egocentrico; pur essendo a conoscenza del sacrificio che gli impone dover accontentarsi, accetta di farlo solo per se stesso, a volte senza minimamente degnare di uno sguardo le persone che gli stanno attorno. Se immaginassimo che in questa stanza buia ognuno dei presenti accenda un lume solo per se stesso, non formeranno queste piccole luci un fascio di luce in grado di illuminare ogni cosa? Forse quell'uomo egocentrico sarà indotto ad accorgersi che mettendo in comune le proprie aspirazioni e il proprio essere con gli altri scaturisce qualcosa di straordinariamente inaudito e puro? Cambierà la sua condizione? Può un egocentrico tentare di oltrepassare il limite che separa egli stesso dagli altri? Forse sì. Il segreto sta nell'aver il coraggio di condividere l'esperienza del buio o della luce con gli altri piuttosto che tentare di accendere un lume solo per se stessi che oltretutto offre una vista parziale e limitata. Sapete, noi umani abbiamo costantemente paura. Di ogni sfumatura della realtà. È la paura che ci condiziona, ci cambia, ci rende apparentemente forti anche quando siamo coscienti delle nostre cieche debolezze. Abbiamo paura anche delle cose che ci sono vicine ogni giorno. Abbiamo paura di qualcosa che ci terrorizza solo per il semplice motivo di essere a noi sconosciuta, velata da un impercettibile mistero, dal dubbio. Come il buio oltre la siepe. Si ha paura di quell'oscurità a noi prossima solo per il semplice motivo di sembrare ignota e tentennante. Quando smuoveremo i nostri cuori ad apprezzare le cose per come appaiono? Siamo aridi. Incapaci di apprezzare le meraviglie del sole, del cielo, del fuoco, dell'amore, della vita. Fin quando saremo di fronte a quella siepe e resteremo lì, inermi, senza fare un passo per paura dell'immensità, sarà un continuo inferno. Ed è un peccato. Dietro quella siepe non v'è solo buio. Dappertutto si sente dire "Siamo la generazione del". Ma lo siamo davvero? Piuttosto sembriamo un caso fortuito, uno schema, un piano progettato a dovere. Siamo negli anni delle finte trasgressioni e sì, di sentimenti scevri di valore. Non abbiamo la benché minima cognizione di cosa significhi vivere in un Paese che lotta. Siamo inconsapevoli di ciò che accade attorno a noi. Ci prendiamo gioco di chi non è al nostro pari, di chi consideriamo inferiore. Ma poi parliamo di non giudicare, di lasciare che ognuno esprima la propria opinione. Sentiamo parlare da qualche parte, nei nostri dintorni oscuri, di libertà. Libertà di pensiero, di stampa, di parola. E poi, ogni giorno, ci avvaliamo di questo delicato concetto ritenendo giusto che ogni opinione lo sia di diritto, giusta. Libertà o libertinaggio? Ci giustifichiamo sempre. Ci appelliamo alla parola libertà quasi come un appiglio a cui potersi aggrappare continuamente. Ma siamo consapevoli di cosa sia realmente il rispetto, per esempio? Dove abita? Nelle nostre case? No. Non abita nelle nostre case. Non abita nelle nostre case quando insultiamo i nostri genitori. Quando facciamo finta di non conoscere i rischi del lavoro, di guadagnare un pezzo di pane al giorno con il timore che possa esaurirsi a poco a poco, come sabbia in una clessidra che è lì davanti ai nostri occhi eppure non può tornare indietro. Il tempo si è affievolito. Ogni giorno un brandello di libertà viene usurpato. Viene usurpato, quando, senza metterci la faccia, impieghiamo giornate ad insultare, a diffamare, ritenendo che le parole, le parole vere, sono solo quelle che possono digitarsi su uno schermo, senza un contatto, mani che si sfiorano, visi che si azzannano. Non sappiano nemmeno come ci si arrabbia. Eppure la rabbia bisognerebbe scaricarla, da qualche parte. Non abbiamo nemmeno più il coraggio di arrabbiarci per validi motivi, di prenderci a sassate per un ideale, di rincorrerci a perdifiato, se non possediamo la sicurezza un indirizzo e-mail che ci protegga dalla nostra codardia. Ogni giorno uccidiamo una parola del nostro prezioso vocabolario e non rispettiamo i tempi verbali, gli accenti;,ma poi, poi quando si tratta delle nostre care faccende, mettiamo l'apostrofo su ogni sfumatura che ci riguarda. Non si esige una maturità da adulti, perché l'età, la nostra età è delicata, sfuggevole; ma la faccia, la faccia, almeno quella, ce la sappiano mettere ogni tanto? Idolatriamo persone che giocano sui nostri consensi, persone che non contribuiscono a cambiare questo Paese con l'Arte, la bellezza sublime del teatro, la comicità di un tempo, il bel canto. A proposito di comicità: dove è finita quella senza volgarità? Un tempo, personaggi come Totò, Alberto Sordi o Charlie Chaplin non avevano bisogno di giudicare, osannare la viltà, bestemmiare senza ragione. C'era l'apoteosi del sorriso. Si faceva ridere anche un gesto, con la mimica facciale. Ma noi, noi sappiamo cosa vuol dire la potenza di uno sguardo, di un lamento dolce? Abbiamo sempre bisogno di tanti consensi. Ma per cosa saremo ricordati, un giorno? Per aver offeso, insultato o annichilito, chi, diverso da noi, non ha cercato di raggruppare persone deboli che come esche si lasciano attirare dalla rete dell'inganno? Rifiutiamo ogni possibilità di mantenere in equilibrio questo universo; ma un giorno, un maledettissimo giorno, chi ci curerà, chi laverà le nostre ferite, chi ci difenderà di fronte al nemico, chi costruirà le nostre case, chi si prenderà cura dei nostri amici, chi ci garantirà un futuro? Chi ci governerà? O come governeremo? Ci appelleremo forse alla boiate di massa, ai video strappalike? Ci appelleremo a qualche robot, qualcuno che pensi per noi, che parli per noi, qualcuno che smaltisca i nostri rifiuti tossici, qualcuno che batta le ciglia per noi? Ma sappiamo quanto valore gli Antichi davano persino ad un effimero battito di ciglia? Quanta importanza si dava al lavoro, alle passioni, al vivere quotidiano. E, noi, noi e la nostra società che combatte una seconda guerra fredda, sappiamo cos'è l'amicizia, per esempio? Conosciamo la fedeltà? Conosciamo il potere di sacrificare se stessi per l'Altro? Certo, diciamo di conoscere la misantropia. Ma ci siamo mai chiesti da dove derivi questa parola? Da dove derivano le parole che utilizziamo? Un giorno non ci sarà nemmeno più bisogno dei vocabolari. Le parole in uso saranno scarne ed essenziali. Il nostro lessico sarà simile a quello di un neonato. Solo qualche misero vagito. Per attirare l'attenzione, magari. Curiamo molto il nostro fisico, ma della nostra anima chi si prende cura? Per esempio, sappiamo divertirci anche senza un bicchiere in mano? Sappiamo affrontare un dialogo con la persona che diciamo di amare senza un mezzo che interceda per noi? Ma noi, sappiamo amare? Amiamo una fine senza disperazione o una disperazione senza fine? Diciamo di piangere per delle valide ragioni. O lo facciamo solo quando qualcuno ci ruba il nostro giocattolo? Quello che magari fino a ieri ignoravamo? Giochiamo, sì. Giochiamo con i sentimenti, con le persone, con i sorrisi. Sorridiamo all'inganno dei popoli, alle disgrazie altrui. Come in questa leggenda delle mie parti. C'erano due vicini, una volta, che non condividevano nessun sorriso, ma a loro modo dicevano di sapersi rispettare, anche se in realtà si odiavano ed il rispetto reciproco era solo una mera parvenza. Una notte, un genio bussò alla porta di uno di loro e gli chiese di esprimere un desiderio che benché lo avesse fatto gioire, allo stesso modo, ma raddoppiato, si sarebbe propagato al suo vicino, che sarebbe stato appagato dei propri spasimi con maggiore gioia. L'uomo, allora, pur di far del male al suo vicino desiderò di rinunciare al suo occhio in modo che al vicino venissero tolti entrambi. Ma noi davvero vogliamo rinunciare alla mirabile luce del sole che brilla negli occhi altrui? Davvero vogliamo che il vicino sia disperato più di noi perché in tal modo possiamo sentirci padroni di qualcuno, di qualcosa? Ma siamo padroni di noi stessi, innanzitutto? Chi siamo, noi? Ora forse ti starai chiedendo, tu che sei passato di qui forse per caso, quale mente bizzarra vi è dietro a tutto ciò, ma soprattutto come osa parlare in questo modo nonostante la giovane età. Sono un piccolo e incompleto essere vivente che lotta ogni giorno, come tutti, ma che giorno dopo giorno cade e si rialza, muore e rinasce, pensa, pensa continuamente. Pensa a come potrebbe essere con qualcosa in più, con un sorriso in più, con una parola in più. Me, me incompleto, me che sanguino, me che resuscito ora dopo ora, me che se avessi solo un paio di occhi in più mi sarei accorto molto tempo prima di quanto tutto sia solo un filo di ombre che si dipana nella realtà, di quanto tutto prende la piega ciò che abbiamo perduto, di quanto sia bastarda, testarda, ma meravigliosa, la vita. Ebbene, chi sono lo sai già. Amo la scrittura, a cui questo blog è dedicato, la letteratura in senso lato, il teatro, la poesia, l'Arte come modus videndi. Se vuoi inoltre leggere qualcosa di mio che ho pubblicato, ti suggerisco la mia storia su Wattpad dal titolo "Un leone di seta e di ferro" (qui il link: http://my.w.tt/UiNb/U0I5EaVAOu), un racconto che ho scritto due anni fa dal titolo "Storia di un violino e di un corallo" pubblicato nel libro "Uomini su carta volume due" e il mio breve racconto "Radici nella notte intrecciate" che trovi sempre su Wattpad a questo link: (http://my.w.tt/UiNb/yHMh7r11YC).“Bruciare la sete” è il mio primo libro di poesie, uscito per Controluna - Edizioni di poesia. Grazie per esser passato di qui, chiunque tu sia, e grazie di esser-ci, in ogni caso. Per ogni consiglio, parere, condivisione, dubbio, critica, io ci sono. Non avere timore di contattarmi. Ti aspetto! #Don'tstoplooking

(se hai visto letto/visto "Molto forte, incredibilmente vicino" puoi capirmi, altrimenti provvedi assolutamente a farlo)

Ciao, come state?


ragazzo-dagli-occhi-bassi:

“Ho il viso ustionato, non mi riconoscerai. Mi ami lo stesso?”

— Andrew Knox, 29 anni, dal tetto di una delle Torri gemelle, a un collega. (via ragazzo-dagli-occhi-bassi)

(via ragazzo-dagli-occhi-bassi)


Anonymous said:

Ho appena trovato askbox dove mi rispondevi, di 6 anni fa.

E cosa ti rispondevo?


Quanto tempo, che è passato…

923
ragazzo-dagli-occhi-bassi:
“Lorenzo Pataro - Bruciare la sete (Controluna, 2018)
”

ragazzo-dagli-occhi-bassi:

“Ho il viso ustionato, non mi riconoscerai. Mi ami lo stesso?”

— Andrew Knox, 29 anni, dal tetto di una delle Torri gemelle, a un collega. (via ragazzo-dagli-occhi-bassi)


L’estate muore giovane, brucia feroce (veloce) come un falò sulla spiaggia accompagnato da una chitarra a riscaldare la fine tiepida di un amore nato troppo in fretta sul lungomare che ha le mani già fredde alla malinconia spoglia dell’inverno, l’estate muore giovane insonne ad aspettare la fronte nuda dell’alba da baciare come quella di una madre ad occhi aperti dopo una notte in pensiero per i figli, l’estate muore giovane, è un mal di gola passato troppo in fretta che si vorrebbe trattenere nonostante il male, l’estate muore giovane nei giorni di fine agosto quando la grazia crudele della luce ferisce la pelle che sa ancora di sale e si porta dietro il richiamo e la calma del mare di certe sere gravide di futuro in cui il bacio sul corpo è uno scavo archeologico dove cercare la preistoria di una felicità perduta, l’estate muore giovane, è il fuoco antico di una notte senza tempo senza senso senza vento in cui si corre sulla strada a perdifiato ubriachi di avventatezza ad urlare la selvaggia presenza di essere al mondo illudendosi che sia per sempre. L’estate muore giovane. L’estate tutto, l’estate niente.

Lorenzo Pataro


image

Noi siamo nudi di sangue nella notte feroce abbracciati come cuccioli di lupa che si mordono la pelle per resistere al freddo muto dell’estate, io ho sulle mani le ferite della lotta e no, non c’è tregua nei tuoi occhi stanchi che non hanno voglia di guardarmi, questo corpo mutilato dal tuo bacio di lama gelida si è sparpagliato nell’aria rovente di luglio, lo ha raccolto il colore del vento che ora ti sfiora i capelli e mi insinua tra le narici l’odore afgano del tuo sesso chiaro, i greci per dire “fare l’amore” dicevano “esser giovani insieme” ma noi siamo qui da milioni di anni in questa stanza blindata a conservare per la specie futura il seme antico di una rivoluzione possibile che si compie solo se si accetta il rischio di invecchiarsi insieme, di andare incontro alla violenza dell’odio insieme, nella luce che abbaglia la vista e ferisce, mano che ferisce mano, ondeggiando nell’alba di una tirannia sbronzi insieme nell’attesa di una nuova era in cui sventolare i nostri corpi nudi, martoriati dalle ingiustizie del mondo e senza la vergogna di essere svestiti perché non ci sarà morale, religione, etica più forte di questo nostro abbraccio millenario nascosto che è più vero solo perché più esposto, più crudo, più sgraziato, più selvatico, più tozzo, più selvaggio, più violento, più sporco, più tetro, più cieco, più storto, più vivo, più morto. Io per farci resistere intatti al tempo ho venduto al diavolo metà del mio corpo.


Lorenzo Pataro


Anonymous said: Ho trovato il tuo blog per caso, ho letto un po’ di post trasportata dalla curiosità e sembri una persona davvero molto profonda e con tanto da offrire, complimenti davvero.

Strano che tu abbia trovato il mio blog nonostante non sia più attivo come una volta, ti ringrazio davvero, se vuoi leggere qualcosa di mio e averlo tra le mani ti consiglio la mia prima raccolta di poesie. (piccolo spazio pubblicità ahahahahahahah)

ragazzo-dagli-occhi-bassi:
“Da “Bruciare la sete” di Lorenzo Pataro
”

E liberaci dai mali,

nostra sacra ansia del secolo,

nostra sacra condanna

nostra spina nel fianco

bianco che acceca, nostra santa

madre nervosa che ci rimbocchi

i letti, che detti legge,

nostra guida del gregge,

accogli i doni che ti offriamo:

questo corpo inzuppo di vino,

quest’amaro falso sangue divino.

Liberaci dai mali, madre nostra che sei

nelle terre, prega per noi

disertori, noi ribelli, rendi

a noi tuoi fedeli la pace

dei giusti, il silenzio che non ha

voce dei tristi, sii per noi il mare nero

che cantava Battisti.

Amen.


Lorenzo Pataro


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